Tenet – recensione

Tenet - recensione

Tenet, il nuovo film di Christopher Nolan, è una Spy Story in stile 007 che cerca ossessivamente la sua originalità visiva nell’ennesimo concetto di fisica quantistica preso in esame dal regista: che il tempo possa essere invertito. Dal punto di vista cinematografico questa sembra essere l’unica idea che funziona in tutto il gigantesco stordimento megamilionario della durata di 2 ore e 30.

Non mi è piaciuto affato Tenet. Non mi ha mai appassionato e convinto fino in fondo il cinema di Nolan sin da Memento, che alcuni addirittura hanno avuto il coraggio di paragonare all’opera prima di David Lynch, Eraserhead. Può capitare che un Blockbuster pieno di azione e adrenalina annoi fino a farti distogliere lo sguardo dello schermo? Certamente sì. E questo è il caso di Tenet. La confusione narrativa, l’approssimazione dei personaggi e la mancanza di empatia e verità non possono essere salvate da un bombardamento ottico sonoro, seppur di altissimo livello tecnico.

Mi erano piaciuti molto alla prima visione Inception e Interstellar, e decisi di rivederli una seconda e una terza volta, come faccio con i tutti i film che mi colpiscono: mi sono trovato a raccogliere i pezzi di un minestrone di cliché di sceneggiatura, di dialoghi, di caratteri, di riprese action che mi ha fatto chiedere come era stato possibile che mi fossero piaciuti tanto la prima volta. Tecnicamente perfetti, si smontano come giocattoloni hollywoodiani alle visioni di approfondimento.

Forse il suo miglior film è Dunkirk, perché ancorato alla concretezza di una vicenda storica, ma mi è comunque difficile simpatizzare con uno spettacolo così roboante, rumoroso, colossale, arrogante, egoico, senza tempi morti. L’esatto opposto della mia idea di cinema.

Tenet conferma alcune mie impressioni. Innanzitutto che Kubrick non avrebbe mai potuto realizzare un’opera così fallimentare, talmente cervellotica da risultare interessante solo a ragazzini in cerca di seghe mentali.

Saltano fuori all’improvviso dialoghi e svolte di sceneggiatura che lasciano basiti: “Ehi, c’è un algoritmo, dobbiamo trovarlo, perché altrimenti il mondo finirà”. In tutto questo fracasso non si capisce perché questi personaggi (chiamiamoli personaggi) stiano combattendo. Per trovare cosa, per fare che, quando e perché? Sulla scia del mito di 007, il bombardamento superficiale dei sensi di tutti gli altri film del regista, qui diventa l’essenza stessa del film, dietro la superficie c’è qualche strampalata teoria quantistica. Ma non basta. Tenet risulta continuamente artificioso e inautentico, grazie anche a esplicazione narrative sull’inversione del tempo che sembrano lette dagli attori su un manuale di fisica preso alla biblioteca dell’università. Il racconto accumula assurdità fisiche e svolte narrative implausibili fino a diventare involontariamente grottesco. Nella battaglia finale in Siberia il dispendio di milioni di dollari per una scena dove non si capisce più assolutamente cosa stia succedendo e lo spettatore è ormai in balia della prepotenza di musica, urla e esplosioni, immagini a ritroso mixate a quelle a tempo reale, fa venire da piangere, o da ridere, per l’economia globale. Se parliamo di Blockbuster action per ragazzini da multisala e popcorn, ok. Ma se si continua a parlare di cinema d’autore uno deve poter esporre le proprie idee.

Produce la solita Sincopy. Attenzione, se preso sul serio, una sincope potrebbe anche venire.

di Fabio Del Greco