L’uovo di Piavoli

Franco Piavoli

A furia di rivalutare i film di serie b, il cinema è diventato – a livello culturale – un’arte di serie b. Mentre ci sollazzavamo con le commedie scollacciate o con le scazzottate venerate da Quentin Tarantino, entravano nell’ombra maestri rigorosi come Béla Tarr o Jean-Luc Godard. Ormai faticano a uscire nelle sale cinematografiche persino autori un tempo di richiamo come Wim Wenders. Ancora più laterale è il cinema italiano indipendente, nonostante vanti un maestro assoluto, Franco Piavoli, autore di pochi lungometraggi ma tutti di serie a, purtroppo.

I suoi capolavori sono “Il pianeta azzurro”, poema contemplativo sulla terribile bellezza della natura, e “Voci nel tempo”, affresco sulle stagioni dell’anno e della vita. Di cosa si sostanzia la  magia di questi film? Di uno sguardo apparentemente naïf ma realmente drammatico, prensile, abile a rivelare e a correlare.

Del 2016 è “Festa”, presentato a Locarno e oggi visibile in streaming su Indiecinema, il canale ideato dal regista Fabio Del Greco e interamente dedicato al cinema indipendente. “Festa” è un mediometraggio fatto di facce pensose, momenti sospesi, vecchie coppie danzanti, piccoli gesti significanti per raccontare la provincia italiana con gioia e con malinconia. Con poesia. Cinema di serie a, purtroppo.

Franco Piavoli ha sempre vissuto a Pozzolengo, un borgo dell’entroterra bresciano vicino al Lago di Garda. Faceva l’insegnante e il documentarista per passione, quando venne scoperto dal regista indipendente Silvano Agosti, che lo incitò a girare lungometraggi e gli produsse “Il pianeta azzurro”.

Ricordo un pranzo di qualche anno fa a casa di Piavoli, con tortelli di zucca e mostarda. Era mancata da poco l’amata moglie Neria Poli, suo punto di riferimento esistenziale e creativo (in qualità di aiuto regista). Per il caffè ci raggiunse una sua amica che gli propose – per l’imminente vacanza pasquale – di andare con altri amici in una lontana località esotica allora alla moda. Piavoli declinò l’invito perché non poteva perdersi il rito dell’uovo. Ci spiegò che era sua tradizione, il giorno di Pasquetta, svegliarsi all’alba, andare a piedi nel paese accanto e mangiare in fattoria un uovo appena deposto.

A Franco Piavoli per leggere il mondo basta un uovo.

Massimiliano Perrotta, Huffington Post

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