Breve storia del cinema di avanguardia

il cinema di avanguardia

Negli anni ’20 nacque un vasto panorama di sperimentazione del cinema europeo da parte di artisti delle di altre discipline artistiche come il cubismo, il dadaismo e il surrealismo, che diedero contributi importanti allo sviluppo della nascente arte cinematografica: il cinema di avanguardia.

Il futurismo italiano fu tra quelli più entusiasti, arrivando ad affermare che l’anima stessa del cinema era futurista: il ritmo e le forme astratte dovevano essere i protagonisti delle nuove opere, lasciando in secondo piano il racconto. I futuristi però realizzarono pochi film e la maggior parte di essi andò perduta: la Thaïs o Perfido intrigo (1917) di Anton Giulio Bragaglia sono gli unici film futuristi sopravvissuti. Le loro idee ritenute senza prospettive servirono per creare le basi dei successivi movimenti artistici.

L’astrattismo utilizzò il cinema di avanguardia in modo ancora più estremo, prediligendo forme astratte e puro movimento. Il suo fondatore fu il pittore russo Vassilij Kandinskij. Il cinema astratto nacque in Germania negli stessi anni dell’espressionismo e del kammerspiel. I registi crearono film fuori da ogni verosimiglianza di realtà, con forme geometriche ed astratte che danzavano ritmicamente sullo schermo. Rhytmus 21 (1921) di Hans Richter fu il primo.

Movimento, tempo ritmo e luce di questo film ci portano la ricerca del regista tedesco all’essenza primordiale del cinema, alla sua forma più pura e non industriale. Seguirono Rythmus 23 (1923), Rythmus 25 (1925). Intanto lo svedese Viking Eggeling entrò in competizione con il suo collega tedesco e realizzò Sinfonia Diagonale, altra opera fondamentale del cinema astratto.

Altro artista del cinema di avanguardia astratto fu Walter Ruttmann con le opere Lichtspiel Opus ILichtspiel Opus II,  Ruttmann Opus IIIRuttmann Opus IV, film di luci in movimento. Egli abbandonerà successivamente il cinema astratto per realizzare documentari, come Berlino – Sinfonia per una grande città (1926) o Melodia del Mondo (1929), ispirandosi ai film di Dziga Vertov.

A metà strada tra il cinema astratto e dadaismo si colloca l’opera di Marcel Duchamp Anémic Cinéma (1926): 19 dischi ottici rotanti, 10 composti da figure geometriche e nove decorati con frasi senza senso. Duchamp li chiamò rotorilievi.

Ad aiutarlo a realizzare questo film fu il pittore e fotografo Man Ray che aveva creato qualche anno prima Retour à la raison con la tecnica della rayografia da lui stesso inventata: esponeva oggetti a contatto con la carta fotografica o la pellicola per creare delle immagini senza fare uso della cinepresa.

Anche il movimento cubista si interessò immediatamente al cinema di avanguardia. Il pittore Fernand Léger girò nel 1924 il film Ballet mécanique. Nessuna trama o racconto, ritmi di corpi e oggetti in movimento, interessata solo al ritmo. Il cinema si allontanava dalla realtà e dalle storie concrete. Il senso di questi film è nella danza ritmica di immagini, suoni e luce attraverso il montaggio.

In Francia c’era invece il movimento dadaista di Tristan Tzara, con un estetica e delle idee molto più radicali e sovversive. Nel dadaismo si incontravano anarchia, nichilismo, ricerca di libertà espressiva e rifiuto di qualsiasi significato o scopo finale. Il dadaismo ci ha regalato alcuni capolavori che destarono l’attenzione nel mondo artistico dell’epoca, tra cui il film di René Clair Entr’acte (1924), un film-intervallo tra i due tempi di uno spettacolo dal vivo di danza. Anche qui troviamo il rifiuto di qualsiasi racconto, il tentativo di restare alle radici dell’arte cinematografica: lo spettatore viene semplicemente condotto nella gioia della vita e dello sguardo.

La mancanza assoluta di regole e di rifiuto delle convenzioni portò però il dadaismo alla crisi e il movimento si sciolse nel 1923. Dalle sue ceneri nacque il surrealismo, che trovò nel cinema uno dei suoi mezzi espressivi più potenti. Andrè Breton, fondatore del movimento, e tutti i suoi colleghi erano interessati al mondo onirico, a tutto ciò che si manifesta nell’inconscio e fuori dai significati ordinari del mondo, alle associazioni automatiche di idee che avvengono oltre la coscienza, a ciò che avviene dopo la perdita di qualsiasi razionalità o controllo del pensiero.

Il regista spagnolo Luis Buñuel e il pittore Salvador Dalì realizzarono insieme nel 1928 Un Chien andalou, un film destinato a segnare una svolta nella storia del cinema. Un viaggio onirico e psicanalitico nei meandri più incomprensibili della psiche umana che può avere molteplici letture e significati. Il surrealismo, al contrario degli altri precedenti movimenti artistici, crea un linguaggio nuovo e personale anziché distruggere i modelli precedenti. Il nichilismo e l’anarchia lascia spazio a codici narrativi più tradizionali ma utilizzati per scopi differenti. Non per rassicurare e condurre lo spettatore ad una destinazione precisa ma per fargli perdere ogni rasserenante punto di riferimento.

Nel 1930 Buñuel e Dalì daranno vita ad un nuovo film avvicinandosi ancora di più alla narrazione classica di una storia: L’âge d’or. Il regista spagnolo getta le basi e le prime sperimentazioni di quella che diventerà la sua ossessione durante tutta la sua carriera: l’attacco alle istituzioni borghesi come la chiesa, l’esercito e lo stato.

Altri film del surrealismo sono La Coquille et le Clergyman (1928), il primo film di Jean Cocteau Le Sang d’un poète (1930), L’Atalante di Jean Vigo, che morì nello stesso anno, a soli 29 anni. La sua morte segnò la fine del cinema surrealista. Il mix di stile d’avanguardia e accettazione delle regole per sovvertirle o utilizzarle in direzioni opposte fece del cinema surrealista l’esperimento più riuscito ed interessante di tutte le avanguardie. Con un’influenza enorme che dura fino ad oggi.

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