I social network, il web e l’omologazione di massa

social network e omologazione

I social network sono stati davvero una rivoluzione epocale, ma non perché hanno messo le persone in connessione tra di loro. Piuttosto perché hanno rivelato chi siamo, qualcosa di cui eravamo assolutamente ignari fino alla fine degli anni 90. Ormai è normale andare a vedere un film al cinema ma passare la maggior parte del tempo ignorando le immagini sullo schermo e stare con gli occhi puntati sul proprio smartphone: la sacralità dello spettacolo, massacrata prima dalla televisione e dal telecomando, poi da internet, è ormai un lontano ricordo.

Negli anni 90, nella mia ingenua mente di adolescente privo di internet, esisteva un altro mondo, un’altra società fatta di persone con ampi orizzonti. Poi è nato ed è cresciuto il web mettendo a fuoco lentamente un quadro che non mi sarei mai aspettato, grazie sopratutto ai social network. Il mondo reale, quello che la gente cerca e desidera, era molto diverso, e non rimaneva che prenderne lentamente consapevolezza, cercando di comprenderne le dinamiche.

Nessuno avrebbe potuto mai osare spingersi così oltre con l’immaginazione, neanche il Pasolini pessimista dell’ultimo periodo. L’omologazione non è più un tema sociale o politico. La società e l’omologazione sono diventati la stessa cosa. Anzi la società è solo una piccola parte dell’omologazione che poi affonda le sue radici nella profondità delle anime individuali. Ma la maggior parte delle persone non si rende affatto conto dell’abisso in cui vive. Forse oggi Pasolini scriverebbe le sue poesie sui social network e sarebbe velocemente liquidato come uno de tanti complottisti polemici, uno dei tanti leoni da tastiera un po’ fuori di testa.

Grazie Facebook di avere spalancato questa finestra: ora il mondo non è più lo stesso. Anzi, è più esatto dire che appare per quello che realmente è. La psicologia sociale di massa è emersa sempre di più con internet ed in particolare con i social, per mostrarsi senza pudore al mondo intero. Le ricerche di Google trends parlano chiaro: i termini più cercati ogni anno sono relativi al calcio, ad Amici di Maria De Filippi, ai politici inetti di turno, alle ultime idiozie della cultura mainstream. Molti si taglierebbero un dito pur di seguire i loro beniamini, senza avere neanche la minima consapevolezza che sono soltanto fantocci e brand nelle mani di un grande burattinaio.

Chiara Ferragni non è solo un modello per le ragazzine che la mattina non sanno che tipo di mutande indossare, ma anche un modello imprenditoriale per uomini e istituzioni che vogliono costruire la società del futuro. I veri guru non sono più quelli che scrivono libri, impiegandoci mesi o forse anni, ma quelli che hanno un approssimativo tutorial sul web o sui social network per ogni quesito dello scibile umano.

Quello che balza agli occhi dal mondo dei social network e dai motori di ricerca è la mancanza assoluta di ogni spirito critico individuale che possa guidare le proprie scelte di vita, plasmate invece in maniera drammatica dai poteri, usi e costumi precostituiti. Chissà da chi, chissà dove, chissà quando e chissà perché. I social sono il nuovo punto di riferimento per scegliere e percorrere il sentiero della vita.

La polemica fine a se stessa per puro sfogo che ricorda la celebre “ora d’odio” di Orwell. Le critiche distruttive, i selfie, le app per balli adolescenziali, i grandi esperti di settore che vogliono insegnare “come fare per”. I bambini che alle feste dei loro coetanei non si alzano nemmeno dal tavolo per continuare a stare con la testa immersa nello smartphone. Intere popolazioni che ormai scandiscono la propria esistenza scorrendo il feed di Facebook sul telefono senza uno scopo, nelle strade, nei cinema, nei bar, ovunque, come palline da flipper impazzite alla ricerca di un intrattenimento qualsiasi. Sono solo la punta dell’iceberg di un universo su cui dovremmo prenderci del tempo per riflettere seriamente.

L’impressione è che a dominare il mondo sia l’istinto di sopravvivenza, l’estetica e l’apparenza più superficiale della vita. Ad esempio, mediocri tutorial di trucco realizzati in maniera improvvisata che una volta anche la peggiore delle tv locali avrebbe avuto dubbi a trasmettere hanno un seguito di milioni e milioni di follower in tutto il mondo.

Perché, ancora una volta, dietro questo oceanico flusso apparentemente gratuito, il fine ultimo è fare soldi o fare proseliti. Quello che vediamo in una piazza qualunque di qualsiasi città del mondo sono decine di teste curve verso quel piccolo schermo che teniamo sempre tra le mani: lo smartphone è il nuovo Messia e le grandi corporation americane che ci sono dentro lo spirito santo.

Per fortuna la Natura, anche se è messa a dura prova, è sempre lì, ferma, imponente, immortale. Anche stavolta la Natura salverà il mondo.

di Fabio del Greco

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