I film indipendenti come impresa sostenibile.

I film indipendenti divemtano sempre di più un'impresa sostenibile

I film indipendenti sono un’ impresa sostenibile ma rivestono da sempre un ruolo marginale in Italia e in tutta Europa. La maggior parte dei film (quasi tutti) italiani che appaiono al pubblico italiano come dei successi non fanno parte di questa nicchia, ma sono ugualmente dei progetti totalmente fallimentari.

Facciamo un esempio: un opera prima pubblicizzata come un esordio straordinario, filmetto senza pretese che sembra una fiction televisiva sentimentale, costo di produzione €600000, costo di promozione e marketing per l’uscita nelle sale circa €200000 (motivo per cui il pubblico lo conosce e che di conseguenza genera un premio come il David di Donatello). Incasso € 200000. Il film quindi è in perdita di €600000, una bella cifra per i comuni mortali, meno male che ci sono i soldi pubblici dei contribuenti, come sempre, a coprire il buco. Ma si potrebbero fare esempi di film d’autore molto più famosi e ritenuti da tutti dei grandi successi che in realtà sono in passivo, e le commedie commerciali sembra essere l’unica eccezione consolidata.

Moltiplicate questo buco per centinaia di film ogni anno e per 40 anni di finanziamenti pubblici al cinema e otterrete una voragine gigantesca come la valle dell’Himalaya piena di soldi in biglietti da cento. In molti risponderanno indignati a tali insinuazioni, che è legittimo finanziarie la cultura. Bisogna specificare però che la maggior parte di questi film, pur se finanziati con l’etichetta film di interesse culturale, non sono né cultura né arte, sono inguardabili. Alcuni sono spazzatura a cui vengono attribuiti premi e riconoscimenti.

L’impresa cinema non è sostenibile da molto tempo ed è andata peggiorando sempre di più. I film indipendenti esistono dagli anni 70, e in un certo modo di vedere le cose sono sempre esistiti, ma è dal 2000 in poi che, grazie al digitale, si è diffuso in Italia e che i suoi costi di produzione si sono notevolmente abbassati.

Negli Stati Uniti, dai film di Cassavetes in poi, ha sempre generato un giro di affari milionario e stimolato l’interesse degli Studios, perché spesso ha sfornato film di imprevedibilmente redditizi. In Italia ha avuto un ruolo sempre molto marginale al di fuori di qualsiasi interesse di business, ma da una decina d’anni si producono film davvero notevoli, noti critici come Aprà si occupano di parlarne e renderli visibili. Nessun incasso milionario da film indipendenti come The Blair Witch Project, Slacker o Clerks è stato mai realizzato da queste parti.

Ma il vero punto è: il cinema Indipendente è un’impresa sostenibile. Se produco un film indipendenti a basso costo il mio rischio di impresa è basso e le possibilità di poter avere un profitto sono molte di più. In Italia non è ancora così perché il pubblico è molto passivo ed ha subito un grave lavaggio del cervello attraverso i media istituzionali, ha una scarsa o inesistente coscienza critica e crede a tutto quello che gli viene detto, soprattutto dalla televisione. I sistemi produttivi e sociali, si sa, sono dei giganteschi e lentissimi pachidermi recalcitranti al cambiamento, e fare discorsi del genere è tabù perché si rischia di togliere il pane di bocca a migliaia di famiglie dei lavoratori del cinema, che di quei soldi pubblici vivono da decenni.

Però ormai lo scenario è chiaro: con minimi investimenti la tecnologia consente di realizzare film perfetti anche dal punto di vista tecnico. Non parlo del grande cinema mainstream o dei film in costume che resteranno produzioni ad alto budget, ma di tutta quella fascia di film d’essai, o presunti tali, che presentano ancora ad oggi costi industriali stratosferici e che tutti noi paghiamo sovvenzionandoli con le nostre tasche. Negli Stati Uniti tutto questo non esiste, non esistono finanziamenti pubblici, e per capire quale dei due sistemi sia meglio basta paragonare i film europei con quelli americani, dopodiché ognuno trae le sue conclusioni. L’impresa del film a basso costo sta diventando sempre più sostenibile, ma come al solito sta accadendo solo negli Stati Uniti.

In Italia e in Europa il cinema indipendente è ancora avvolto in una patina di disinteresse, come un qualcosa di amatoriale o come trampolino verso i meccanismi classici di produzione industriale descritti sopra. Per essere riconosciuti come registi importanti bisogna prima gettare nel fiume milioni e milioni di euro, fare la voce grossa, farsi vedere in TV e ritirare le statuette di latta con lo smoking. Questa patina avvolge tutti: spettatori, critici, addetti ai lavori e persino i registi. E se persino gli autori del film la pensano in questo modo non è possibile alcun cambiamento.

Altrimenti chi sei? “Nun sei nessuno!“, grida il coatto factotum del cinema romano. E mentre la maggioranza resta nella propria passività storcendo il naso leggendo queste righe a bocca aperta, invitiamo quelli che hanno sentito un certo feeling a supportare il cinema davvero indipendente iscrivendosi al canale Indiecinema. Date il vostro contributo attivo a questo cambiamento culturale.

Autore: Fabio Del Greco.

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