Come il film streaming ha cambiato il mondo (del cinema)

film streaming

Il film streaming ha cambiato il mondo della distribuzione cinematografica, non c’è dubbio. Quello che era impensabile solo fino ad un paio di decenni fa, per le difficoltà tecniche di trasmissione con una mole troppo grande di dati, è diventato il principale canale di distribuzione mondiale grazie a realtà come Netflix e Amazon Prime, mentre le sale cinematografiche hanno visto e continua a vedere un drastico calo di pubblico.

Sì, è vero, come affermano gli amanti del grande schermo, che un film al cinema è una cosa molto diversa, ma evidentemente siamo in un epoca in cui le popolazioni dei grossi centri urbani, dove le infrastrutture della rete web sono buone, si stanno abituando sempre di più alle comodità in casa, ed hanno sempre meno voglia di uscire per il traffico, il sovraffollamento, la paura del terrorismo, il virus, e chissà quali altre cose. Il lato positivo della medaglia è però che la distribuzione cinematografica nelle sale non è mai stata democratica mentre il film streaming e la distribuzione on line lo sono sicuramente.

Mentre nella sala a decidere i prodotti da lanciare sono i grossi distributori e gli esercenti, anche per i film d’autore sotto l’influenza dei grandi Festival, istituzioni del settore e lobby culturali, interessati esclusivamente al profitto o al prestigio, nel film streaming, che ha un’infrastruttura Over The Top con dei costi molto ridotti per rendere visibile un film, a determinare il successo è solamente il pubblico che decide di guardarlo. L’incredibile è diventato realtà: un regista potrebbe da solo produrre un film a basso costo e caricarlo su una piattaforma come Vimeo, ad esempio, per renderlo disponibile in affitto e vendita, ed avere decine di migliaia o milioni di spettatori. Ma purtroppo le cose non stanno ovviamente così.

I filmakers indipendenti hanno incominciato a sognare una distribuzione democratica con il film streaming non più controllata dalle grandi distribuzioni e dai complessi meccanismi di marketing consueti. Negli ultimi cinque anni alcuni canali hanno abbattuto i costi di ingresso per caricare i propri film ed in alcuni casi hanno creato delle corsie preferenziali per i singoli registi distaccandosi dalla pratica consueta di lavorare solo con i distributori. Mai come oggi il numero di film realizzati è stato così alto: Grazie alle nuove tecnologie vengono prodotti nel mondo più di 5000 film lungometraggio ogni anno: in un simile mercato diventa estremamente difficile avere visibilità . Ci sono talmente tanti contenuti e tanti registi che è difficile scegliere qualcosa da vedere.

Quasi tutti finiscono per preferire i film ampiamente conosciuti e pubblicizzati dai grossi studi e dai grandi festival, perché il vero ostacolo a questo cambiamento è il dominio globale della cultura di massa, supportato dai media pubblicitari più costosi, accessibili solo ai pochi che dispongono dei budget necessari. Paradossalmente solo gli Stati Uniti, dove la cultura mainstream trova il suo apice, c’è molto spazio per una cultura cinematografica alternativa e per una vera scelta critica dello spettatore, mentre l’Europa continua a galleggiare nelle acque stagnanti della tradizione ufficiale, recalcitrante al cambiamento, tra palme d’oro e leoni che non fanno nemmeno più tanta notizia e vengono rapidamente dimenticati.

L’Italia appare in una situazione abbastanza critica, dove le possibilità di trasformazione offerte dalla rete, non solo in campo cinematografico, vengono ancora viste con diffidenza, e l’economia dei più svariati settori, nonostante crisi strutturali che chiedono cambiamento immediato, continua a ostinarsi in pratiche commerciali consolidate ma obsolete. Le grosse Corporation come al solito hanno sfruttato il proliferare di contenuti a loro vantaggio: i guadagni un tempo garantiti dalla sala e dalla distribuzione Home Video sono progressivamente scesi fino ad arrivare alle assurde cifre che offre Amazon Prime, per esempio, che negli Stati Uniti paga i filmmakers dai quattro agli otto centesimi per ogni ora visualizzata. Questo significa che un produttore per avere i guadagni equiparabili alla vendita di un solo DVD deve avere centinaia di spettatori e se vuole avere dei ricavi decenti deve arrivare a decine o centinaia di migliaia di persone.

In uno scenario del genere sono ancora una volta i grandi film super pubblicizzati ad avere la meglio. Ma la cosa interessante è che le grandi piattaforme globali americane non sono l’unica alternativa per gli spettatori del film streaming contemporaneo: lo scenario si sta evolvendo con una frammentazione in piccoli canali di nicchia specializzati in settori diversificati come il documentario, i film indipendenti, l’horror o il cinema d’autore, con il risultato che il mercato è più ricco che mai e ognuno può scegliere quello che più gli piace. Questo sta accadendo però ancora una volta solo negli Stati Uniti.

In Italia ad esempio il dominio assoluto dei colossi americani come Netflix è determinato dalla diffidenza dei consumatori per tutto ciò che c’è di nuovo e il suo voler navigare verso i porti sicuri della cultura di massa, il famoso e ampiamente studiato “effetto-pecora”. Ecco perché piattaforme che hanno anche 10 anni di vita ed un brand consolidato come Mubi, dedicata al cinema d’autore, fanno fatica a trovare visibilità nel nostro paese, mentre funzionano molto meglio nel Regno Unito e in Germania, dove ci sono più early adopters, gli sperimentatori di nuove offerte che aprono la strada ai cambiamenti dei mercati.

Per fortuna le cose stanno cambiando e molte persone incominciano a vedere questi canali di nicchia come una grande possibilità di arricchimento. Il film streaming ha rivoluzionato per sempre la distribuzione cinematografica offrendo ai registi la potenziale possibilità di arrivare ovunque attraverso la rete, per il pubblico la possibilità di scegliere tra una gran quantità di contenuti senza essere più condizionati dalla pubblicità dei grandi Studios. La cultura mainstream sta lentamente cedendo il passo ad orizzonti più vasti e liberi anche in campo cinematografico. Ma il processo è lento e ne beneficia per ora solo un piccolo pubblico. Speriamo di non arrivare per ultimi, come al solito.

ISCRIVITI AL CANALE INDIECINEMA